sabato 23 aprile 2011

Silvio, la nostra scuola è nata fregnacciara!

di Ruggero Guarini

Anche sulla faccenda della scuola pubblica il Cavaliere ha quasi del tutto ragione. Dico “quasi” e non “del tutto” perché dai suoi attacchi si potrebbe dedurre che la nostra scuola sia diventata faziosa e ballista soltanto negli ultimi anni, con la presa del potere, anche nelle nostre aule scolastiche, di stormi di maestrini di sinistra e ultrasinistra. Mentre essa è stata sempre menzognera fin dalla nascita del nostro stato unitario.

Il campo nel quale la nostra scuola pubblica si è rivelata da sempre più sfacciatamente ballista e faziosa è naturalmente quello dell’insegnamento della storia nazionale. Che infatti, fin dai primissimi vagiti dell’Italia Una, fu sottoposto a un accorto processo di adeguamento alle pretese ideologiche dei vincitori, con effetti di occultamento e falsificazione di inaudita sfrontatezza.

Si videro mai, per esempio, sia nelle scuole dell’Italia cosiddetta liberale, sia in quelle dell’Italia fascista, sia in quelle dell’Italia post-fascista, manuali di storia dai quali gli alunni potessero apprendere che i primi due felicissimi effetti dell’avvenuta unificazione statuale del paese erano stati due disperati rifiuti, il brigantaggio e l’emigrazione, vale a dire alcune migliaia di insorti legittimisti fucilati senza processo e alcuni milioni di disgraziati in fuga verso le Americhe?

Furono mai introdotti manuali che non occultassero completamente gli aspetti meno esaltanti del nostro “risorgimento”, per esempio la sua natura di movimento minoritario, di stampo schiettamente terroristico, apportatore da un lato di una lunga serie di cospirazioni e sommosse ordite da gruppuscoli elitari e, dall’altro, di una serie di guerre combattute e vinte dal Piemonte, l’ultima delle quali, la conquista del Regno delle due Sicilie, non essendo stata fra l’altro mai nemmeno dichiarata, ebbe il carattere, né più né meno, do ima pura aggressione coloniale?

E per venire a balle più recenti: si è mai visto un manualetto che nel capitolo sul fascismo facesse notare allo studente che quel regime, poiché da un lato i suoi principali tratti distintivi (partito unico; sua identificazione con lo stato; militarizzazione delle masse, statizzazione di vasti comparti dell’economia; controllo dell’informazione, della cultura e dell’arte; stato etico e pedagogico – ecc. ecc.) furono in effetti gli stessi che contraddistinsero i coevi regimi comunisti, mentre dall’altro vi mancano alcuni gagliardi massacri e un bell’arcipelago gulag, potrebb'essere anche definito il solo socialismo dal volto umano?

Non risulta infine che si sia fatto alcunché per sgonfiare almeno in parte, nei libri di testo, quella che forse è la più incresciosa delle tante frottole di cui si pasce la nostra storiografia ufficiale, ossia quel mito resistenziale che da ormai sessant’anni e rotti viene incessantemente sbandierato non tanto al fine legittimo di tramandare il ricordo dei tanti eroici italiani che si diedero alla lotta partigiana quanto a nascondere o negare il fatto che quella guerra non contribuì ad affrettare di un solo momento né la caduta del fascismo né la liberazione dell’Italia dai tedeschi e dai fascisti, ossia a far dimenticare che la vera causa dell’una e dell’altra furono la sconfitta dell’Italia fascista nella seconda guerra mondiale e l’avanzata delle armate angloamericane dalla Sicilia al Po.

D’altra parte non c’è da illudersi. Tutto lascia infatti supporre che le nostre panzane storiche abbiano i secoli contati.

da internet

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