Le colpe sono sempre degli altri
L’attacco del pezzo è rassicurante, untuoso, quasi. Non sono alla “ricerca del colpevole, del perché il centro-destra non ha vinto” è la premessa metodologica del commentatore. Bene: con questo caldo, con la mente tutta rivolta al mare e alle vacanze, che fai, ti metti a parlare male delle persone? Meglio aspettare l’autunno. Sennonché, qualche rigo oltre c’è il colpo di scena, l’affondo incoerente con l’impostazione ostentata all’inizio dell’elzeviro. Di chi la colpa? Di Massimo Desiati, ovvio. Il quale Desiati, perlomeno, passa, nella nomenclatura utilizzata dal foglio, dallo sprezzante “tale Desiati” ad un più consono riferimento anagrafico. Inciampando nella logica, e continuando nella diuturna opera di rottamazione della lingua italiana, l’autore si inerpica lungo un sentiero minato nel quale non vale la pena seguirlo. Se vogliamo continuare ad imputare a Luciano Lapenna di non essere stato eletto al primo turno, vuol dire che ci rifiutiamo di considerare le ragioni, quelle vere, di una sconfitta. Contento il nostro illuminato commentatore-rottamatore, contenti tutti. Il quale guastatore (della lingua di Dante e Machiavelli), sia detto per inciso, farebbe bene a leggere il programma elettorale di Desiati, quello sottoposto all’attenzione degli elettori, quello che ha prodotto un risultato, in termini di consensi, ben superiore a ventidue voti. Massimo, cosa che può dispiacere a qualcuno, ha raccolto un bel 20% come candidato sindaco, grazie anche a quel “Progetto”, non “onnicomprensivo”, per la semplice ragione che stilare un programma per il governo di una città significa scegliere, e scegliere significa, come spiegato abbondantemente in campagna elettorale, sacrificare taluni interventi, o idee, a vantaggio di altri aspetti. Senza pretendere di convincere un distratto analista, che a sua volta non può pretendere di convincere il popolo vastese, c’è da rammaricarsi che il centro-destra locale non riesca a proporsi come punto di riferimento credibile. Ma bisognerebbe anche aggiungere, per coerenza logica, che senza la discesa in campo di Desiati l’opposizione in consiglio comunale sarebbe esangue, e, viene da pensare, senza idee. Se a fronte di tutto questo, l’unica risposta è l’anacoluto sintattico (“ … che non si sa se, chi e quando potrà mai essere realizzato”), stiamo freschi.
Giacinto Zappacosta
pubblicato su piazzarossetti.it
L’attacco del pezzo è rassicurante, untuoso, quasi. Non sono alla “ricerca del colpevole, del perché il centro-destra non ha vinto” è la premessa metodologica del commentatore. Bene: con questo caldo, con la mente tutta rivolta al mare e alle vacanze, che fai, ti metti a parlare male delle persone? Meglio aspettare l’autunno. Sennonché, qualche rigo oltre c’è il colpo di scena, l’affondo incoerente con l’impostazione ostentata all’inizio dell’elzeviro. Di chi la colpa? Di Massimo Desiati, ovvio. Il quale Desiati, perlomeno, passa, nella nomenclatura utilizzata dal foglio, dallo sprezzante “tale Desiati” ad un più consono riferimento anagrafico. Inciampando nella logica, e continuando nella diuturna opera di rottamazione della lingua italiana, l’autore si inerpica lungo un sentiero minato nel quale non vale la pena seguirlo. Se vogliamo continuare ad imputare a Luciano Lapenna di non essere stato eletto al primo turno, vuol dire che ci rifiutiamo di considerare le ragioni, quelle vere, di una sconfitta. Contento il nostro illuminato commentatore-rottamatore, contenti tutti. Il quale guastatore (della lingua di Dante e Machiavelli), sia detto per inciso, farebbe bene a leggere il programma elettorale di Desiati, quello sottoposto all’attenzione degli elettori, quello che ha prodotto un risultato, in termini di consensi, ben superiore a ventidue voti. Massimo, cosa che può dispiacere a qualcuno, ha raccolto un bel 20% come candidato sindaco, grazie anche a quel “Progetto”, non “onnicomprensivo”, per la semplice ragione che stilare un programma per il governo di una città significa scegliere, e scegliere significa, come spiegato abbondantemente in campagna elettorale, sacrificare taluni interventi, o idee, a vantaggio di altri aspetti. Senza pretendere di convincere un distratto analista, che a sua volta non può pretendere di convincere il popolo vastese, c’è da rammaricarsi che il centro-destra locale non riesca a proporsi come punto di riferimento credibile. Ma bisognerebbe anche aggiungere, per coerenza logica, che senza la discesa in campo di Desiati l’opposizione in consiglio comunale sarebbe esangue, e, viene da pensare, senza idee. Se a fronte di tutto questo, l’unica risposta è l’anacoluto sintattico (“ … che non si sa se, chi e quando potrà mai essere realizzato”), stiamo freschi.Giacinto Zappacosta
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