Il Pdl vastese imbalsamato nelle vecchie logiche
Basta scorrere l’elenco per rendersene conto. Alessandra Cappa è un nome indicato da Tagliente, mentre Sabrina Scampoli è la cugina di Prospero. Completano la squadra, anzi “il gruppo di lavoro” (così viene chiamato) Pamela D’Orazio, candidata nelle ultime comunali nella lista di “Vasto Giovani”, Roberto Di Virgilio, ex An, Giacinto Mariotti, molto vicino a Febbo, e Vincenzo Properzio, ex Forza Italia. Eccoti dunque una coerente e brillante applicazione del manuale Cencelli, un modo come un altro per fare terra bruciata attorno al commissario, chiamato a rilanciare un Pdl locale esangue, fermo al 12% dei consensi. “La scelta di tali nominativi scaturisce – afferma il coordinatore provinciale Febbo - da una serie di consultazione avvenute in questo ultimo mese con la base del partito”. Così si legge in una nota diffusa in questi giorni. Alzi la mano chi, all’interno del partito, sia stato consultato, chi sia stato coinvolto nelle scelte sulle persone. Siamo alle solite, cioè sempre al punto dolente: con qualche chiacchiera, un discorso roboante senza significato, si ritiene di sanare, o nascondere, la triste realtà di un partito in perenne ostaggio del potere prostatico-elitario, potere ormai in declino, ma ancora capace, evidentemente, di imporsi. Non a tutti, però, non a chi, più di uno, ha preferito rimanere al di fuori dell’organigramma confezionato su misura e calato dall’alto. Il Pdl vastese ha bisogno di altro, ha necessità di una partecipazione popolare, dal basso, ha urgenza di liberarsi dalle logiche suicide che gli impediscono di crescere. Inutile affidarsi ad un commissario per poi annichilirne la funzione nelle vecchie, desuete, misere tattiche finalizzate a guadagnare tempo e a conservare l’esistente. Febbo e amici devono capire che è tramontata l’era del tanto peggio tanto meglio, della politica consumata all’interno delle segreterie, dei comunicati stampa che nascondono il nulla, del nepotismo, delle amicizie consolidate e dei falsi rinnovamenti. Il baratro è a due passi.
Giacinto Zappacosta
publicato su piazzarossetti.it
Basta scorrere l’elenco per rendersene conto. Alessandra Cappa è un nome indicato da Tagliente, mentre Sabrina Scampoli è la cugina di Prospero. Completano la squadra, anzi “il gruppo di lavoro” (così viene chiamato) Pamela D’Orazio, candidata nelle ultime comunali nella lista di “Vasto Giovani”, Roberto Di Virgilio, ex An, Giacinto Mariotti, molto vicino a Febbo, e Vincenzo Properzio, ex Forza Italia. Eccoti dunque una coerente e brillante applicazione del manuale Cencelli, un modo come un altro per fare terra bruciata attorno al commissario, chiamato a rilanciare un Pdl locale esangue, fermo al 12% dei consensi. “La scelta di tali nominativi scaturisce – afferma il coordinatore provinciale Febbo - da una serie di consultazione avvenute in questo ultimo mese con la base del partito”. Così si legge in una nota diffusa in questi giorni. Alzi la mano chi, all’interno del partito, sia stato consultato, chi sia stato coinvolto nelle scelte sulle persone. Siamo alle solite, cioè sempre al punto dolente: con qualche chiacchiera, un discorso roboante senza significato, si ritiene di sanare, o nascondere, la triste realtà di un partito in perenne ostaggio del potere prostatico-elitario, potere ormai in declino, ma ancora capace, evidentemente, di imporsi. Non a tutti, però, non a chi, più di uno, ha preferito rimanere al di fuori dell’organigramma confezionato su misura e calato dall’alto. Il Pdl vastese ha bisogno di altro, ha necessità di una partecipazione popolare, dal basso, ha urgenza di liberarsi dalle logiche suicide che gli impediscono di crescere. Inutile affidarsi ad un commissario per poi annichilirne la funzione nelle vecchie, desuete, misere tattiche finalizzate a guadagnare tempo e a conservare l’esistente. Febbo e amici devono capire che è tramontata l’era del tanto peggio tanto meglio, della politica consumata all’interno delle segreterie, dei comunicati stampa che nascondono il nulla, del nepotismo, delle amicizie consolidate e dei falsi rinnovamenti. Il baratro è a due passi.Giacinto Zappacosta
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