Le
preoccupazioni espresse in questi mesi nel territorio vastese a proposito della
perdita dei livelli occupazionali, l’assenza di lavoro, la crescente
disoccupazione giovanile, le nuove povertà, e i dati negativi che riguardano il
settore industriale ci spingono a riflettere. La nostra riflessione ci conduce
inevitabilmente in quella parte di mondo del lavoro che per anni è stato
riferimento di sicurezza e garanzia per almeno due generazioni di questa zona: parliamo dello stabilimento Pilkington/NSG
(Nippon Sheet Glass). Una realtà industriale creata negli anni sessanta con
oltre 4500 dipendenti (1995), apparso come grande investimento pubblico, ma che
ha imposto e rinnovato un contratto di solidarietà (riduzione dello stipendio
di 200 euro che si protrae dal 2014) tra i suoi dipendenti diminuiti di oltre
la metà. Una azienda finita nel corso degli anni ad anonimi privati : Multinazionali
straniere che hanno affidato la gestione e ruoli decisivi per il futuro
dell’azienda e della vita di migliaia di famiglie nelle mani di una ristretta
cerchia di dirigenti, sul cui operato nessuna critica sarebbe ammessa, che
nessuno potrà sindacare, visto che nel ventennio i sindacalisti hanno vissuto collateralmente
con l’azienda, diventando oscuri burocrati, lontanissimi dalle condizioni reali
dei lavoratori i quali hanno perso diritti conquistati nel corso degli anni con
durissime lotte, acquisendo diritti, salari, dignità. Insomma privilegi da
casta e reti familistiche consolidate incrostatesi nel tempo. Non mi sembra che si respiri un bel clima
se molti lavoratori sono costretti a subire in silenzio decisioni di alcuni
dirigenti dell’azienda che attentano e ledono i diritti legittimi dei
lavoratori. Come il caso di una lavoratrice, professionista molto
apprezzata e stimata da oltre 25 anni, che, rivendicando un suo diritto, si
vede costretta a promuovere una causa sul lavoro. Per tutta risposta a mo’ di
ritorsione viene sospesa dal lavoro, dopo che coraggiosamente ha denunciato alcuni
dirigenti per falsa testimonianza nella causa proposta. Un clima pesante
certamente dovuto alla perdita di peso dei lavoratori ma che non trova una
adeguata risposta da parte sindacale. Insomma tolleranza zero da parte dei
nuovi mandarini dell’azienda. Un episodio grave ma che si inserisce negli
abituali comportamenti dirigenziali da quando vi è stato un arretramento delle
condizioni dei lavoratori in termini di diritti e di libertà. Sarebbe comunque
molto interessante che il gruppo dirigente invece di adottare comportamenti
vessatori e in alcuni casi di terrorismo psicologico, meglio farebbe ad
informare la popolazione e i territori che per lunghissimi anni hanno fornito
operai, tecnici, intelligenze, e anche molti decessi a causa delle malattie
contratte come silicosi e mesoteliomi provocati da amianto (quest’ultimo molto
presente negli altiforni); quali
strategie future, quali progetti e piani
per i prossimi anni, quali interventi l’azienda
ha messo in atto per migliorare la qualità del prodotto, i costi, la qualità
della vita, visto che in Polonia, la stessa Pilkington ha realizzato un impianto per la produzione di
vetro molto concorrenziale con lo stabilimento di San Salvo. Non vorremmo che
il sistema che viene adoperato nei confronti dei lavoratori serva a coprire
inefficienze, assenza di controllo, miopia industriale, assenza di qualsivoglia
idea di rilancio di quella che fu un gioiello pubblico come la storia ci ha
dimostrato. Sono questi atteggiamenti che ci avvertono della incertezza sul
futuro e scadimento industriale del territorio. Quando forze sociali, forze
politiche, associazioni varie come Assovasto, Confindustria, CNA, e altre sigle
vorranno aprire un confronto utile per verificare e capire cosa è necessario
fare per superare e rinnovare? E quando soprattutto i sindacati decideranno di
riprendere quella autonomia politico culturale
che nel passato li ha distinti e che ha conferito forza e diritti ai
lavoratori?
Vasto 6 Giugno
2015
Ivo Menna
ambientalista storico e coordinatore regionale
O.N.A.(osservatorio nazionale amianto)

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