'L‘uomo è ciò che mangia'. Figuriamoci
quando mangia a sbafo, mercé una esibizione canora. L’assioma si applica, tale
e quale, anche alle donne. La scena fu imbarazzante, per tutti. “Queste altre
due? Sono mie amiche. Per la proprietà transitiva, di aristotelica memoria,
nemmeno loro sono tenute a pagare”. La
cena, in riva al mare, nella dolce brezza notturna, fu luculliana. Buon
pro per chi non ha pagato. Però la canzone valeva bene una cena, anzi tre, e la serata fu indimenticabile.
L’idea si estese a macchia d’olio, immantinente:
dall’angolo più buio della festa, balzò dal nulla *, che si fece avanti un
po’ assonnato. “Io sono poeta – proferì - nel senso che ho scritto e
pubblicato, qua e là, più di una poesia; le reciterò qui, davanti a questo
spettabile pubblico, dinanzi a codesti spettabili signori e leggiadre signore.
L’esibizione mi varrà il rimborso del biglietto d’ingresso”. Lo guardarono tutti, esterrefatti. Poi si guardarono fra
di loro. “Io ho una discreta esperienza di mino,
a livello dilettantesco, per carità – pensò un avventore pagante – ma l’arte
non mi riscatterà dall’obolo?”. All’improvviso, ognuno si ricordò di una certa
sua inclinazione per il teatro drammatico, o per quello comico, o per la
ginnastica ritmica. La cassiera mise in salvo il danaro: la fila davanti a lei si era fatta particolarmente lunga.
G.Z.
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