Lo dico subito, senza tanti giri di parole: sono contrario ad una legge che ci imponga una verità storica, quale essa sia. Il parlamento italiano, che si riunisce due volte la settimana, troverà il tempo di emanare un provvedimento legislativo, sollecitato dalla comunità ebraica, sempre ascoltata, che punirà penalmente il negazionismo. In altri termini, non sarà più possibile, verbalmente o per iscritto, negare l’esistenza della shoah, o sminuirne la portata. Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, si spinge oltre, chiedendo che sia previsto come reato anche il ridimensionamento del numero delle vittime. Andiamo verso una verità di stato, una verità imposta con tanto di sigillo della repubblica italiana. Ora, un conto è offendere gli ebrei o qualsiasi etnia, un conto è arrivare a punire una libera espressione del pensiero, costituzionalmente garantita, censurabile quanto si vuole da un punto di vista storico, ma pur sempre legittima. Mi chiedo: si arriverà a comminare il carcere a chi sosterrà che gli ebrei morti per mano hitleriana non sono 7 milioni (queste è la cifra che sento in giro) ma 6 milioni e mezzo? E poi, spiegatemi, chi stabilirà gli esatti contorni della verità storica, dei fatti e dei numeri, il signor Pacifici o una apposita commissione? Lasciamo tutto questo alla libera ricerca e al confronto, o scontro, di tesi ed idee, senza ricorrere al tintinnare di manette, ed impediamo che il codice penale irrompa nelle aule universitarie. Riflettiamo soprattutto su un concetto: nel diritto penale vige il principio della tassatività, vale a dire che l’indicazione del fatto penalmente rilevante deve essere univoca, chiara, non soggetta ad estensioni interpretative. Una legge siffatta si presterebbe invece alle più svariate applicazioni ai casi concreti, con tanti saluti allo stato di diritto. Ma se vale la richiesta da parte degli ebrei, a tutela della loro memoria, per giustizia ed equità si dovrebbe punire qualsiasi negazionismo, compresa la storiografia che ha cassato da un lato il genocidio del popolo armeno ad opera dei turchi, e dall’altro del popolo duosiciliano ad opera dei piemontesi. Non parliamo poi di chi ancora oggi, nella migliore delle ipotesi, stenta a condannare il massacro degli infoibati. Oppure, viceversa, diventerà reato criticare lo stato israeliano per la sua politica duramente repressiva nei confronti dei palestinesi?
Giacinto Zappacosta
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