sabato 6 giugno 2015

L’ITALIANO, UNA LINGUA MORTA / 2


Ho sempre sostenuto, e mi vado rafforzando nella mia convinzione, che l’ignoranza sia il luogo geometrico del consenso, anche elettorale, dell’aggregazione a buon mercato. Vera e propria ideologia, con i suoi dogmi, riti ed organizzazione capillare, la non-conoscenza che massacra e stupra tutto quello che c’è di bello. A proposito di stupri, sono ormai entrati nel gergo quotidiano la orribile espressione ‘la donna abusata’e similari. Vale la pena far notare che il verbo ‘abusare’ in quanto intransitivo non può essere reso al passivo? È il caso di suggerire la correzione in ‘donna vittima di abuso’? No, rinuncio. Come rinuncio a spendere parole su un altro orrore nel quale ho avuto la disgrazia di imbattermi, la domanda che mi è stata rivolta più volte, senza che io avessi la forza o capacità di intervento. Sentirsi chiedere, con insistenza, ‘l’hai complimentata?’ è stato per me imbarazzante.
Come imbarazzante è sentire, nel parlamento italiano, da persone che ci rappresentano e che decidono sulle nostre sorti, frasi del tipo ‘ha parlato che’, così come offende quell’uso barbaro della ripetizione del complemento oggetto in proposizioni strampalate. ‘Tizio, che io lo conosco’, ‘Tizio e Caio, le cui storie non le conociamo’ sostituiscono ormai le ovvie incidentali di qualche tempo fa.
L’elenco, ampiamente incompleto, rende testimonianza del degrado cui abbiamo condannato la nostra parlata, degrado che accompagna l’imbarbarimento di una civiltà smarrita, forse, per sempre.


Giacinto Zappacosta

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