La cultura, la serata dannunziana, il castello, il contributo regionale
Metti una accurata scelta di poesie dannunziane, lo splendido scenario (così dicono, con frase pappagallesca, tutti i giornalisti) del castello caldoresco, dal nome di un certo Caldora, che in un sol boccone si impossessò di tutta Vasto, metti le opportune conoscenze a L’Aquila, quelle che ti risolvono il problema, abbreviano i tempi, rendono fluida la pratica burocratica, metti un interessante contributo regionale, metti, infine, la buona fede di un fornitore, l’artigiano che installa e gestisce, per tutta la durata della manifestazione, l’impianto microfonico. Bene, la cultura vuole i suoi spazi, reclama i suoi diritti, anche economici. 4.500 euro, in banconote da 50 euro, ritirate in banca da persona di fiducia munita di apposita delega all’incasso. La borsa di pelle nera sembra scelta apposta per recare al capo quel denaro tanto atteso e tanto sudato (dagli altri). Il danaro, a questo punto della storia, andrebbe girato a chi ha curato l’impianto audio, che per la verità aspetta il pagamento di precedente prestazione professionale. Vuol dire che sarà per la prossima volta. Il capo ha le sue esigenze. Gli altri aspetteranno.

È in occasioni come questa che il potere prostatico si immedesima e si infutura nel potere culturale, geniale evoluzione di stampo eracliteo. Non pagare la giusta mercede agli operai è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, al pari dell’omicidio. Fa niente: il paradiso e l’inferno possono aspettare. E poi il capo è al di là (non “aldilà”, per favore) del bene e del male.
Continua...
Metti una accurata scelta di poesie dannunziane, lo splendido scenario (così dicono, con frase pappagallesca, tutti i giornalisti) del castello caldoresco, dal nome di un certo Caldora, che in un sol boccone si impossessò di tutta Vasto, metti le opportune conoscenze a L’Aquila, quelle che ti risolvono il problema, abbreviano i tempi, rendono fluida la pratica burocratica, metti un interessante contributo regionale, metti, infine, la buona fede di un fornitore, l’artigiano che installa e gestisce, per tutta la durata della manifestazione, l’impianto microfonico. Bene, la cultura vuole i suoi spazi, reclama i suoi diritti, anche economici. 4.500 euro, in banconote da 50 euro, ritirate in banca da persona di fiducia munita di apposita delega all’incasso. La borsa di pelle nera sembra scelta apposta per recare al capo quel denaro tanto atteso e tanto sudato (dagli altri). Il danaro, a questo punto della storia, andrebbe girato a chi ha curato l’impianto audio, che per la verità aspetta il pagamento di precedente prestazione professionale. Vuol dire che sarà per la prossima volta. Il capo ha le sue esigenze. Gli altri aspetteranno.
È in occasioni come questa che il potere prostatico si immedesima e si infutura nel potere culturale, geniale evoluzione di stampo eracliteo. Non pagare la giusta mercede agli operai è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, al pari dell’omicidio. Fa niente: il paradiso e l’inferno possono aspettare. E poi il capo è al di là (non “aldilà”, per favore) del bene e del male.
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