sabato 25 settembre 2010

La favola di Porta Pia s’infrange sui dati della storia/4

Pubblicato su “Il Popolo”, settimanale della diocesi di Tortona del 6 ottobre 2005, di don Maurizio Ceriani

Gli squadriglieri di Viterbo

La provincia di Viterbo da sola fornì all’esercito di Pio IX 2.000 volontari, che organizzati e guidati dal colonnello Azzanesi, un veterano di Castelfidardo, formarono il corpo degli squadriglieri pontifici. Erano compagnie di contadini, vestiti col loro costume tradizionale, ben addestrati alla guerriglia, perfetti conoscitori del territorio, armati di tutto punto e ben inquadrati; avevano ripulito le province meridionali del Patrimonio di San Pietro dal brigantaggio e soprattutto avevano dato filo da torcere ai diversi tentativi di infiltrazioni garibaldine del decennio 1860-1870. Azzanesi avrebbe voluto impegnare con i suoi uomini, in un’estenuante guerriglia, l’esercito che, superato il Garigliano, avanzava verso Roma da sud al comando del generale Angioletti, ma Pio IX era stato tassativo: non voleva spargimenti di sangue, ma solo la chiara dimostrazione per il mondo che il Papa cedeva solo davanti alla violenza dell’invasione di un esercito nazionale. Tra il 12 e il 16 settembre, gli squadriglieri si ritirarono così senza combattere, accolti e aiutati ovunque dalle popolazioni fedeli al Papa-Re, mentre l’esercito piemontese entrava in Viterbo “liberata” acclamato da una folla di dodici “patrioti”.

Tratto da totustuus.it

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