L’attacco a Mons. Forte, una premialità tutta sbagliata, la rivolta morale sui mass media, il disgusto dei cittadini
L’attacco a Mons. Bruno Forte, volgare nella forma, provincialotto e privo di senso quanto al contenuto, costituisce il suggello. Mentre assistiamo all’anabasi verso l’assessorato, la politica locale ci mostra i rottami di uno sfacelo senza pari. Se il Pdl lo ha fatto rientrare dalla porta principale, quella stessa porta che Tagliente aveva varcato in direzione opposta subito dopo l’elezione, vuol dire che qualcosa non quadra, vuol dire che la premialità funziona al contrario. In queste ore leggiamo tutti, su giornali, siti e blog, quel senso di disgusto riguardo un arrivismo che non conosce paletti, non dico morali, ma nemmeno suggeriti dalla verecondia, quel sano rossore che compare sulle gote di Lucia dinanzi alla Monaca di Monza. Per essere più esplicito: ci vuole la faccia di… “tiramisù” (Semidiceviprima). 
La proposta che mi permetto di lanciare, a destra come a sinistra, anzi più a destra, direttamente interessata, che a sinistra, ha un solo nome, rivolta civile, una rivolta per la civiltà contro l’imbarbarimento della politica, una politica asservita e sottomessa agli interessi di bottega, all’uzzolo di chi, da un momento all’altro, parlo di Tagliente, dopo aver lasciato i suoi sostenitori a Vasto, ritorna vestito di un altro colore (Rialzati Abruzzo). Non bastavano le associazioni culturali, che gravano sulle saccocce dei cittadini abruzzesi, l’utilizzo dei porta-borse per fini ultra-istituzionali, assunti col part-time, una presenza che rischia di trascinare nell’abisso tutto il centro-destra. No, non bastava tutto questo. Era necessario aggiungere il ritorno del figliol prodigo, festeggiato col vitello grasso.
Giacinto Zappacosta
pubblicato su piazzarossetti.it
L’attacco a Mons. Bruno Forte, volgare nella forma, provincialotto e privo di senso quanto al contenuto, costituisce il suggello. Mentre assistiamo all’anabasi verso l’assessorato, la politica locale ci mostra i rottami di uno sfacelo senza pari. Se il Pdl lo ha fatto rientrare dalla porta principale, quella stessa porta che Tagliente aveva varcato in direzione opposta subito dopo l’elezione, vuol dire che qualcosa non quadra, vuol dire che la premialità funziona al contrario. In queste ore leggiamo tutti, su giornali, siti e blog, quel senso di disgusto riguardo un arrivismo che non conosce paletti, non dico morali, ma nemmeno suggeriti dalla verecondia, quel sano rossore che compare sulle gote di Lucia dinanzi alla Monaca di Monza. Per essere più esplicito: ci vuole la faccia di… “tiramisù” (Semidiceviprima). 
La proposta che mi permetto di lanciare, a destra come a sinistra, anzi più a destra, direttamente interessata, che a sinistra, ha un solo nome, rivolta civile, una rivolta per la civiltà contro l’imbarbarimento della politica, una politica asservita e sottomessa agli interessi di bottega, all’uzzolo di chi, da un momento all’altro, parlo di Tagliente, dopo aver lasciato i suoi sostenitori a Vasto, ritorna vestito di un altro colore (Rialzati Abruzzo). Non bastavano le associazioni culturali, che gravano sulle saccocce dei cittadini abruzzesi, l’utilizzo dei porta-borse per fini ultra-istituzionali, assunti col part-time, una presenza che rischia di trascinare nell’abisso tutto il centro-destra. No, non bastava tutto questo. Era necessario aggiungere il ritorno del figliol prodigo, festeggiato col vitello grasso.
Giacinto Zappacosta
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