mercoledì 6 ottobre 2010

RIVOLTA MORALE

Pubblicato su "Il Messaggero"

L’AQUILA - Busta numero uno, numero due o numero tre? C’era da scegliere per il povero Gianni Chiodi in quei giorni di burrasca, quando Giuseppe Tagliente incavolato nero per essere finito dalle stelle alle stalle di Forza Italia e cioè partito in sella al listino Pdl e finito tra i banchi dei peones senza neppure uno strapuntino, non faceva passare giorno senza riservargli una stilettata. Una busta a settimana, piena di minacce e di insulti travestiti da consigli per gli acquisti.
Per il governatore non c’era che l’imbarazzo della scelta, di volta in volta Tagliente gli dava dell’«impreparato», «inconcludente», «parolaio» e per meglio marcare la distanza alla fine abbandonò il Pdl per convergere in uno splendido e ben remunerato isolamento, nel gruppo ”Rialzati Abruzzo” dove almeno ha fatto il capogruppo sia pur di se stesso, a botte di 1.865 euro in più al mese. Ed era talmente arrabbiato l’ex presidente di consiglio regionale che in una lettera invitava Chiodi ad abbassarsi lo stipendio e dall’altra evitava, lui solo in tutto il consiglio regionale, di versare i cinquemila euro agli aquilani. Predicare è un conto, razzolare bene un altro. Ora finalmente torna a casa, dopo lungo ed estenuante corteggiamento da parte del vice presidente dei senatori Gaetano Quagliariello davanti alla cui porta romana la scorsa settimana Tagliente ha stazionato per due ore. In attesa, forse, di quelle garanzie che aspettava da mesi. Forse uno scranno in Parlamento quando si voterà.
Ieri, dopo aver lasciato il suo nome per quindici giorni sul sito di Generazione Italia tra i trecento e più sostenitori di Gianfranco Fini in Abruzzo (come un fucile puntato alla tempia del Pdl), ha annunciato il ritorno all’ovile, utilissimo in questi giorni al Pdl dopo lo strappo finiano.

Alla fine, in un impeto di riconoscenza per Chiodi, ha preso a male parole persino monsignor Forte reo di essersi dichiarato «disgustato dalla politica»: «Un comizio, il suo», ha accusato. La sua ri-conversione Tagliente la spiega così: «Un contributo alla chiarezza ed un atto di responsabile fiducia nei confronti del Popolo della libertà in un momento di oggettiva confusione e di sconsiderato attacco alla politica bipolare di cui questo Paese e questa Regione hanno bisogno per crescere». Se si cresce così, meglio restare tappi.
Li.Mand.

titolo e foto a cura di Cana Culex

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