martedì 12 ottobre 2010

ROCKY "LUCKY" LUCIANO

Il sindaco getta la spugna

Ho conosciuto persone che ancora in vita hanno comprato un loculo nel cimitero ed hanno già posto la lapide con tanto di foto su di questa. Questo forse perché si sentono sole o perché vogliono allontanare, così esorcizzando, il giorno che vedrà il loro ingresso in quel luogo. Dopo aver letto le dichiarazioni attribuite al primo cittadino di Vasto in questi giorni, la sua immagine mi è apparsa simile a quelle persone. Ho ripensato però anche a quando frequentavo il sindaco. In quel periodo l’ho spesso sentito dire “basta! getto la spugna!” tuttavia egli sapeva, come ancora oggi sa benissimo, che non tocca lui “gettare la spugna” ma ai suoi “secondi”.
Questi però non possono farlo. Sarebbe come riconoscere la propria sconfitta, i propri errori. Mandare sul “ring” un pugile non allenato? Incapace? “Suonato”? Perché? Per lo “staff” il pugile era il migliore, è stato sostenuto anche nei momenti di manifesta inferiorità. Si regge ancora in piedi anche se ha lo sguardo spento e barcolla. Magari bisognava agire prima, quando si muoveva goffamente e non riusciva a mandare a segno alcuno dei colpi previsti durante gli “allenamenti” ma, considerando la “scarsezza” dell’avversario …. Ora invece bisogna resistere, anche perché questo avversario non affonda i suoi colpi, l’arbitro, come una ballerina insicura, volteggia intorno al combattimento e la giuria potrebbe avere nel taccuino qualche punto striminzito a favore del “campione uscente”. Potrebbero riservargli un trattamento di favore, magari per pietà, allora perché “gettare la spugna”!? Anche se si rischia la “morte”, si va avanti.
Il pugile sa bene questo e sa benissimo che non gli potranno negare una seconda chance. Lui è il “campione”! Come spiegherebbero i suoi sostenitori, quelli che lo hanno sostenuto fino all’ultimo, che non è in grado di reggere un nuovo “combattimento”? Forse qualcuno, addirittura, potrebbe pensare che l’incontro precedente era truccato. Un fantoccio, mandato sul ring, sorretto e perfino fatto vincere per meri interessi … “dell’organizzazione”.
E così Lucianeddu, come lo chiama “amichevolmente” il “verde” Spinnato, seduto sullo sgabello, mentre i “suoi secondi” lo rinfrescano, gli suturano le ferite, magari tentano di “aprirgli” gli occhi, sistemandosi il “paradenti” pensa a resistere per non andare a tappeto, ma medita già sul prossimo incontro. (continua)

Francescopaolo D'Adamo

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