venerdì 25 marzo 2011

MANUMISSIO INTER AMICOS

Quando le visioni ottundono la capacità di discernimento

Verrebbe da dire: da quale pulpito viene la predica. Leggo su un foglio sostenitore di Della Porta (l’unico) alcune riflessioni sulle recenti primarie che si sono svolte in casa Pd. “Il confronto – così argomenta il commentatore – si è essenzialmente svolto sulle persone, sui volti, non certo sulla progettualità né sulla visione”. Di che visione si tratti non è chiaro: tenendo conto che tra i due contendenti uno solo è credente, la Madonna onorerà della Sua visione proprio quest’ultimo. Scherzi a parte, quello che stride, e che suona un po’ ridicolo, è la pretesa di insegnare agli altri come scegliere il candidato, regola che evidentemente è applicabile a tutti fuorché alla propria parte. Tutti sanno che l’individuazione di Della Porta è avvenuta tramite l’istituto della manumissio inter amicos, tra una portata e l’altra, in un noto ristorante, durante un conviviale incontro a tre, candidato compreso. E poi, viste dall’esterno, le primarie, per loro natura, consentono una scelta proprio sulle persone e sui volti, permettono a iscritti e simpatizzanti di dire la loro sulle capacità dei singoli. Ma, si sa, alla fine è il popolo che non capisce: “Mi domando – nota l’articolista - se davvero i concittadini che hanno partecipato alle votazioni al palasport avessero ben chiare le differenze politiche e programmatiche dei due candidati”. Certo, solo i commentatori, più o meno interessati, interpretano il Verbo. Come uscirne? La proposta che leggo, sostenuta da alcune imprecisioni che attengono ai dati, è, se ho ben inteso, che le segreterie dei partiti facciano una prima cernita dei candidati per poi affidarsi al popolo dei simpatizzanti. Col che siamo in un ambito ontologicamente diverso dalle primarie, in un qualcosa di opposto, cioè nella tanto biasimata partitocrazia che credevamo relegata nel conteso storico della prima repubblica. Piuttosto, il Pdl locale, roso da dissidi e da malumori che qualcuno cerca di mettere a tacere, prenda esempio da Lapenna e da Forte, prenda esempio da Massimo Desiati, che da mesi si sta confrontando con la cittadinanza sul programma. Queste due realtà, il Pd e il “Progetto per Vasto”, ci danno la possibilità, se non altro, di andare a votare da protagonisti, consapevoli e informati delle scelte che andiamo a fare nel segreto della cabina elettorale. Viceversa, cosa sanno gli iscritti del Pdl, gli stessi dirigenti locali, sul candidato Della Porta? Che ruolo hanno avuto durante le trattative per convincerlo a scendere in campo? Tra la cooptazione ultra-elitaria e i metodi compartecipati, l’uno quanto alla valutazione della persona, l’altro quanto alla definizione del programma, non possiamo avere dubbi.

Giacinto Zappacosta
pubblicato su piazzarossetti.it

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