
A Tagliente consiglio di intervenire su Pollutri (inteso come persona fisica) per spiegargli una buona volta che “res publica” si scrive con una sola “b”, non con due, come si ostina a profanare. Mentre il notista, che non ha dimestichezza col latino, prosegue nella demolizione della lingua dei padri (alla demolizione della lingua italiana provvede Bitritto), vorrei rivolgere al direttore di “Qui”, a proposito dell’editoriale (“Lettera aperta”), alcune domande o osservazioni.
Tagliente parla di progetti politici, del futuro del centro-destra, di “un certo numero di amici” che lo degna di attenzione (dove sono costoro?). L’ex sindaco dovrebbe capire che il deserto al quale parla è il risultato di una diaspora di cui non vuole ancora prendere coscienza; non solo: dovrebbe interiorizzare che le sue uscite imbarazzano quella parte politica alla quale si rivolge, quel centro-destra vastese che ormai, a livello di militanti, come a livello di dirigenti, vede nella sua presenza un qualcosa di improponibile e di imbarazzante. Sono anni che sto chiedendo a Tagliente di dare contezza delle sue innumerevoli attività culturali, col corollario di sovvenzionamenti pubblici (in modo particolare sulla famosa serata dannunziana nel cortile del maschio caldoresco), sono anni che lo sto criticando per i suoi continui cambi di casacca nella scena politica, è un lustro, infine, che gli chiedo di sapere cosa abbia fatto, da sindaco, per prevenire possibili abusi ai danni dell’immenso patrimonio culturale conservato a Palazzo d’Avalos. L’ex presidente del consiglio regionale tace, ovviamente. E non potrebbe essere altrimenti. Ma il punto è un altro, e lo ripeto: si rassegni al fatto di non avere più nulla da dire e non crei dal nulla, a puro fine propagandistico, uno stuolo di amici che pende dalle sue labbra, o dalla sua penna. Il tempo è passato, caro Tagliente, come testimoniato dalle strenne natalizie sempre più magre. A proposito, buone feste, ma lascia perdere discorsi sociologici sulle “famiglie che, pur non essendo cattoliche praticanti, educano i figli al rispetto dei principi cristiani”. Che cavolo c’entri col ceto medio questo aspetto, epifenomeno, piuttosto, di una preoccupante periferizzazione del fenomeno religioso, è a conoscenza di Dio soltanto, appunto.
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