
di Paolo Rodari
A capo della sezione manoscritti della Biblioteca apostolica vaticana c’è Paolo Vian. Il fratello Giovanni Maria, storico e filologo, dirige l’Osservatore Romano. Paolo ha invece seguito le orme del padre Nello, studioso amico di Giovanni Battista Montini, dagli anni Trenta al 1976 assistente e poi segretario della Biblioteca. Paolo Vian spiega al Foglio che “non c’è nulla di stupefacente” nel fatto che il manoscritto sull’Ethica di Spinoza sia stato scoperto solo ora.
Dice: “Il manoscritto era anepigrafo e adespoto, cioè senza titolo e senza indicazione di autore. Pervenuto alla Vaticana nel 1922 per versamento dalla Congregazione del Sant’Uffizio, fu accessionato all’interno del fondo ‘aperto’ dei manoscritti in alfabeto latino; nel giro di pochi anni fu catalogato ma con il generico titolo di ‘Tractatus theologiae’ e senza l’identificazione dell’autore. Divenuta possibile solo quando si sono accostati i dati derivanti dalla ricostruzione della vicenda di Tschirnhaus e di Stensen e le indicazioni dell’inventario dattiloscritto consultabile in Biblioteca vaticana. Insomma, nulla era nascosto (la vicenda del 1677, i versamenti dal Sant’Uffizio, la presenza del manoscritto in Biblioteca vaticana, anche se nella forma dimessa di un codicetto anonimo e senza apparenze); ma solo collegando i dati, con intelligenza storica e acume di ricerca, si poteva ‘fare la scoperta’, eventualità più frequente di quanto non si creda”.
Un milione e seicentomila libri a stampa, 8.300 incunaboli, 75 mila manoscritti, 74 mila documenti d’archivio, centomila incisioni, trecentomila medaglie: ci sono ancora scoperte da fare negli immensi archivi della biblioteca? “Contrariamente a quanto comunemente si pensa, le scoperte nelle biblioteche e negli archivi sono frequenti. Solo limitandoci agli ultimi anni, in Vaticana possiamo per esempio ricordare la scoperta, nel 2003, da parte di Francesco D’Aiuto, di circa 200 versi di una commedia sconosciuta di Menandro, il celebre autore della ‘commedia nuova’, nascosti nella scrittura inferiore di un palinsesto: un rinvenimento straordinario che rivoluziona quanto si sapeva della tradizione manoscritta di Menandro e del suo naufragio in epoca tardo-antica. Poco dopo, nel 2004, Germana Ernst ha individuato fra i manoscritti della Biblioteca Barberiniana il testo autografo italiano dell’Ateismo trionfato di Tommaso Campanella, opera sino a quel momento nota solo attraverso la veste latina delle edizioni seicentesche. Sequestrato a Campanella nel 1615 nella detenzione napoletana di Castel Sant’Elmo, il manoscritto fu inviato a Roma ed entrò nella biblioteca dei Barberini che la Santa Sede acquisì nel 1902. Da allora, per oltre un secolo, era a disposizione nei cataloghi, senza il nome dell’autore (presto perduto), ma con un titolo assolutamente chiaro ed esplicito. Ma i cataloghi della Barberiniana non sono ancora ‘in linea’ e per consultarli bisogna fisicamente frequentare la Vaticana”.
Torniamo a Spinoza. I suoi testi vennero censurati dall’ex Sant’Uffizio. Perché allora custodire l’Ethica? “La Vaticana non compie un giudizio di merito; nel tempo ha raccolto e raccoglie quanto conta nella storia morale e intellettuale dell’umanità. In questo senso la Vaticana non è una biblioteca teologica ma è una biblioteca umanistica, aperta a tutto ciò che di bello, buono, nobile, vero l’uomo ha creato nei millenni, dai codici tardo-antichi di Virgilio ai manoscritti messicani precolombiani, a quelli (dalle forme più varie) raccolti dai missionari in oriente. Non una ‘Wunderkammer’ allestita da collezionisti dai molti mezzi, come i Pontefici, ma una testimonianza resa alla grandezza dell’uomo, all’umanità dell’umano”.
Tempo fa in un’intervista monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto, disse che “molti chiedono di entrare negli archivi ma poi spariscono, forse delusi”. Perché? “Il problema del vicino Archivio segreto è per certi versi simile al nostro. Più che di delusione parlerei di incostanza. Le meraviglie, i veri ‘segreti’ di una biblioteca o di un archivio non si scoprono spingendo un bottone. Ci vuole una lunga e faticosa pazienza che, come nel caso del manoscritto dell’Ethica, accosti elementi separati, riannodi fili spezzati, valorizzi tracce minute e quasi invisibili. Ci vuole insomma la pazienza e la tenacia di un innamorato e solo allora si può arrivare alla meta. Ma la vita contemporanea è terribilmente dispersiva, quella accademica è soffocata dagli appesantimenti burocratici e le settimane, i mesi, gli anni trascorsi nelle biblioteche o negli archivi sono lussi che nessuno può più permettersi. Vi si avvicinano i giovani ricercatori, per esempio nel corso di dottorati; ma si direbbe un momento magico, troppo transitorio ed effimero, vòlto a crearsi una posizione che renderà poi loro impossibile continuare a viverlo; mentre dovrebbe essere, almeno per le scienze storiche, la condizione naturale, come la presenza nei laboratori per gli scienziati. La rivoluzione digitale, che sta trasformando profondamente biblioteche e archivi, diffonde poi la falsa impressione di poter conoscere questi secolari luoghi di conservazione della memoria anche telematicamente, mentre è solo a chi li frequenta di persona, con una reale militanza sul campo, che essi possono concedere i loro segreti”.
Vi sono accessi privilegiati? “Dal pontificato di Leone XIII (1878-1903), quando la Vaticana si trasformò da biblioteca aulica e palatina in operoso centro di ricerche, la Biblioteca è aperta con larghezza, senza alcun pregiudizio ideologico o confessionale, a tutti i veri studiosi, accademicamente maturi e selezionati; non possiamo permettere l’ingresso a dilettanti e sfaccendati ma non viene negato a nessun ricercatore preparato e mosso da un autentico interesse scientifico. Leone XIII era convinto che la chiesa non avesse nulla da temere dalla verità, dalla verità della storia, e ha aperto con coraggio (proprio mentre la città di Roma era teatro di una violentissima offensiva anticlericale) i suoi tesori a tutti. Questa linea di fondo, dagli esordi umanistici della Vaticana sotto Nicolò V (1447-1455), nel cuore dell’Umanesimo italiano, non è mai cambiata. Siamo convinti che ogni ricerca della verità (anche nei suoi frammenti filologici o storici) sia in qualche modo un atto religioso e che la chiesa lo debba difendere e incoraggiare. E che la ricerca delle verità, anche nelle più umili e parziali conquiste, sia, consapevolmente o meno, già un passo verso la Verità. Questa cifra di umanesimo cristiano è la vera, profonda identità della Biblioteca Vaticana. In questo orizzonte si colloca anche la scoperta del manoscritto dell’Ethica spinoziana”.
pubblicato su Il Foglio sabato 3 dicembre 2011
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