giovedì 23 febbraio 2012

Taranto, folla davanti al tribunale «Verità sull'Ilva»

TARANTO - In centinaia fuori dal tribunale di Taranto dove è iniziato l'incidente probatorio dove verrà valutata la perizia con i dati dell'inquinamento della città di cui sarebbe responsabile lo stabilimento Ilva. La giornata di oggi - con l’udienza in Tribunale per l’incidente probatorio e l’avvio della discussione della maxi-perizia nell’ambito dell’inchiesta che il gip Todisco sta portando avanti nei confronti dell’Ilva per inquinamento - ha chiaramente una lettura molto positiva da parte di Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, da cui tutto sembrerebbe essere cominciato. Era, infatti, il 27 febbraio 2008 quando PeaceLink portò in Tribunale un esposto con i risultati delle analisi di laboratorio sul pecorino contaminato dalla diossina. «Cominciava un percorso difficile, ripido e pieno di ostacoli. Oggi possiamo dire che ne è valsa la pena. Ripetevamo spesso: nulla sarà come prima. E così è stato» commenta Marescotti.

«Taranto, capitale nazionale della diossina, chiede adesso giustizia. Dopo che per anni lo Stato italiano ha omesso di fare quello che l'Europa chiedeva. Dopo leggi ad aziendam e scandalosi silenzi. Dopo un'incredibile catena di cose non fatte e di prescrizioni non osservate. La diossina a Taranto è la storia di un segreto nascosto all'opinione pubblica ed emerso grazie all'impegno civile dei cittadini. Adesso finalmente lo scandalo è venuto allo scoperto. Taranto è sotto i riflettori nazionali. E lotta in nome di tutte le vittime dell'inquinamento. E' il simbolo dell'Italia inquinata che chiede giustizia. Il desiderio di legalità e di giustizia - conclude Marescotti - rinasce dalla città più inquinata d'Italia e si fa impegno civile per tutta la Nazione».

Ripercorre le tappe degli ultimi anni e della presa di coscienza collettiva cadenzata dalle iniziative delle associazioni ambientaliste Altamarea, anch’essa presente con i suoi rappresentanti oggi dinanzi al Tribunale di Taranto. «E’ un avvenimento che suscita in noi un po’ di orgoglio e tanta speranza. A Taranto inizia una nuova storia, fortemente voluta dai cittadini che ora intravedono la concreta possibilità di ottenere quello che auspicano da anni» commenta Altamarea in una nota. Non senza rivolgere un ulteriore appello alla popolazione perché sia presente in maniera composta per dimostrare «quanto la città ed i suoi figli siano civili ma stanchi di essere avvelenati».

I MANIFESTANTI: VOGLIAMO LA VERITA' - I manifestanti, saliti al primo piano del palazzo di giustizia, attendono ora all’esterno dell’aula in cui si sta svolgendo l’incidente probatorio. Molti gli striscioni e i cartelloni esibiti che riportano anche frasi forti: 'Ilva come eternit', 'Sono vedova da 30 anni e attendo giustizià, 'Noi beviamo latte alla diossina'. Alcuni ambientalisti portano un fazzoletto bianco al braccio. Tra i manifestanti ci sono il presidente del Fondo antidiossina onlus, Fabio Matacchiera, il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, e Luigi Boccuni del cartello di associazioni ambientaliste e cittadini 'Altamarea'.

GLI INDAGATI - Nel procedimento in corso sono cinque gli indagati: Emilio Riva, presidente dell’Ilva fino al 19 maggio 2010, il figlio Nicola, in carica dal 20 maggio, il direttore Luigi Capogrosso, il capo area cokerie Ivan Di Maggio, e il capo area agglomerato Angelo Cavallo. Sono ipotizzati i reati di disastro colposo e doloso, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, inquinamento atmosferico, danneggiamento aggravato di beni pubblici e sversamento di sostanze pericolose.

Secondo i consulenti, non vi è alcun elemento che dimostri il rispetto dei limiti delle emissioni nocive nè un modo per verificarlo. Le polveri immesse nell’atmosfera ammonterebbero a 688 tonnellate l’anno.

da la Gazzetta del Mezzogiorno

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