venerdì 29 maggio 2015

LA BUONA SCUOLA


La lezione di storia tenuta da Renzi tra frizzi e lazzi. Il ben più serio ammonimento di Goethe

Il discrimine tra una persona normale e un politicante consiste nella capacità di quest’ultimo di non arrossire. Chiunque si sarebbe vergognato da morire se solo avesse pensato quello che Renzi, col solito vezzo da professorino che tutto sa e tutto deve spiegarti, ha proclamato nella trasmissione di Vespa. Noi, intesi come Italia, ci siamo presi l’Istria, Nizza e la Savoia. Ecco dunque il revisionismo storico renziano, spinto e sostenuto da una ignoranza senza precedenti. Che scuola ha frequentato il presidente del consiglio, quale il suo curriculum? Gli mancano le basi, poverino, lacune non ammesse neanche in capo ad un bambinetto che si agita tra i banchi della scuola elementare. E poi il goffo tentativo di citare Nietzsche, le corbellerie che imperlano un periodare fumoso e insicuro. È la persona che ci ha spiegato la necessità della buona scuola, è quel figlio di papà viziato dalla nascita, vissuto nella bambagia e abituato agli agi, uno di quei ‘buontemponi e burloni malvagi che fingono di piegarsi fino al popolo soltanto per fargli sentire meglio la loro boria’ (Goethe), un inetto, un incapace. Inconcludente come tutti i chiacchieroni. Intanto, la moralità bussa alla porta del Pd. Ne vedremo delle belle.


Giacinto Zappacosta

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