La lezione di storia
tenuta da Renzi tra frizzi e lazzi. Il ben più serio ammonimento di Goethe
Il discrimine tra una
persona normale e un politicante consiste nella capacità di quest’ultimo di non
arrossire. Chiunque si sarebbe vergognato da morire se solo avesse pensato
quello che Renzi, col solito vezzo da professorino che tutto sa e tutto deve
spiegarti, ha proclamato nella trasmissione di Vespa. Noi, intesi come Italia, ci
siamo presi l’Istria, Nizza e la Savoia. Ecco dunque il revisionismo storico
renziano, spinto e sostenuto da una ignoranza senza precedenti. Che scuola ha
frequentato il presidente del consiglio, quale il suo curriculum? Gli mancano
le basi, poverino, lacune non ammesse neanche in capo ad un bambinetto che si
agita tra i banchi della scuola elementare. E poi il goffo tentativo di citare
Nietzsche, le corbellerie che imperlano un periodare fumoso e insicuro. È la
persona che ci ha spiegato la necessità della buona scuola, è quel figlio di
papà viziato dalla nascita, vissuto nella bambagia e abituato agli agi, uno di
quei ‘buontemponi e burloni malvagi che
fingono di piegarsi fino al popolo soltanto per fargli sentire meglio la loro
boria’ (Goethe), un inetto, un incapace. Inconcludente come tutti i
chiacchieroni. Intanto, la moralità bussa alla porta del Pd. Ne vedremo delle
belle.
Giacinto Zappacosta
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