Cavour, che la vulgata ci indica quale ‘tessitore’ e ‘fratello
liberatore’ (a pro dei coglioni che ci credono), pensò bene di annullare le
elezioni politiche che si erano tenute nel Regno di Sardegna dal 15 al 18 novembre
1857, elezioni alle quali erano iscritti 107.324 sudditi, il 2,4% della
popolazione. Anche qui: poiché il popolo, o quella minoranza, ha votato a mio
danno, contro di me, umiliandomi con un risultato davvero imbarazzante, allora
è l’elettore a non capire. Il conte, il liberale Cavour, semplicemente, volle
pretermettere il risultato delle urne sostituendolo con la sua illuminata
opinione. Tutto sommato, lo stesso ragionamento che fece Vincenzo Cuoco,
secondo il quale se i Napoletani non aderirono alle idee che rivenivano d’Oltralpe,
fu perché il popolo non era all’altezza. Spiegatemi, voi che siete esperti in
materia: quando la volontà del popolo cessa di essere esercizio democratico e
diventa oggetto di contumelie da parte del politico di turno? In queste ore, da
noi, in Italia, fanno pena i politici, col codazzo di opinionisti e
giornalisti, che parlano, a proposito delle recenti consultazioni francesi, di ‘pericolo’,
‘deriva populista’ e cazzate varie. Troppo comodo. Per i motivi che ho esposto.
Giacinto Zapapcosta
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