venerdì 27 agosto 2010

MORIRE DI MORTE VIOLENTA

Per strada o in un letto d’ospedale

Morire come un cane sull’autostrada. È capitato ad un nostro conterraneo, al culmine di una lite con un camionista, che ha pensato bene di schiacciarlo col tir. Il poveretto si era steso a terra per impedire all’altro, un rumeno, di allontanarsi dopo un lieve tamponamento. Quanto vale la vita di un uomo al giorno d’oggi? E quella di una donna? Un nome a caso: Eluana Englaro. Io voglio sapere perché cavolo, negli ultimi istanti di vita, le idratavano le labbra. Non ci avevano detto che la povera Eluana era un vegetale? E allora come si spiega il fatto che avesse un regolare ciclo mestruale, al punto che era in grado di procreare? Non mi si venga a dire che ognuno è libero di fare quello che vuole, che la morte di Eluana è un fatto privato e cose radical-intelligenti del medesimo calibro. Qui si tratta di stabilire a quali regole debbano attenersi le Asl, enti pubblici per eccellenza, di fronte ai tanti casi in cui non vogliano o non sappiamo distinguere lo spartiacque tra la vita e la morte. Per parte mia, concordo col prof. Meluzzi, che tra l’altro non mi risulta sia cattolico: se non consideriamo la vita come sacra, sono possibili tutte le aberrazioni. Siamo sicuri che, in nome della libertà assoluta, non abbiamo imboccato una china molto pericolosa?

Nessun commento:

Posta un commento