venerdì 1 ottobre 2010

Centrale termoelettrica biomassa a Punta penna. Lo stato dell’arte.

Lo scaricabarile del Comune

Cari,
è a tutti evidente che se la proprietà Svizzera non avesse chiesto un ampliamento del progetto, cioè il passaggio da una turbina a ben quattro, oggi la centrale termoelettrica a biomassa sarebbe una realtà, in questa città. Questo perché il Comune, per sua stessa ammissione, aveva già dato il via libera al progetto precedente (2007).O meglio, non si era: OPPOSTO.
Era rimasto: PERPLESSO.
Credo che un termine così fatto per giustificare il proprio assenso bisognerebbe ricercarlo negli annali della cinematografia d’avanguardia.
Eppure anche allora la riserva di Punta Aderci rivestiva lo stesso interesse che ha adesso. Anche allora vi erano insediamenti urbani nelle vicinanze.
Cosa è cambiato da allora?
1) Sono cambiati prima di tutto gli equilibri politici in questa città.
2) Oggi è attiva tra i cittadini una maggiore consapevolezza del diritto alla propria salute. I comitati sulle antenne ci insegnano.
3) Sono venuti alla luce in questi anni nuovi studi sulle nano particelle causa di innumerevoli tumori e malformazioni tra i nascituri.
4) C’è una coscienza Ambientalista ben radicata nel tessuto democratico della città pronta ad affrontare sfide simili.


La strategia del Comune che chiede integrazioni documentali alla proprietà e l’assenza di molti soggetti (vedi la Provincia), fanno pensare ad uno scaricabarile futuro.
L’attuale amministrazione in questo contesto dice di aver giocato l’unica carta possibile.
Sorprende che tra i motivi enunciati dall’Ente Pubblico nell’ultima conferenza dei servizi manchi come motivo ostativo quello della salute dei residenti della zona, prima; quella degli abitanti di Punta Penna e poi; quella di tutti gli altri che vivono nelle immediate vicinanza. Penso ai nuovi insediamenti in località Incoronata ed quelli che verranno (piano regolatore docet).

Il vero problema caro Signor Sindaco,non è quanti fumi possano uscire dal camino della centrale, ma che i fumi escano. E sono quei fumi che scaraventano sul territorio le nano particelle di cui sopra. Cosa vuole che cambi per l’ambiente e le persone se invece di un milione al giorno ne escono 250.000, di agenti inquinanti.
Sarebbe stato opportuno se l’amministrazione che lei presiede avesse detto un no chiaro e forte al progetto. Soprattutto per tutelare la salute futura dei suoi cittadini.
Ma questo lei non lo ha saputo dire.
Cosa resta da fare?
Non ci rimane che costituire un comitato civico popolare di opposizione al progetto, sulla stessa stregua di quelli sorti in tutte le città d’Italia in cui questi insediamenti sono sorti. Giacché la proprietà sarà ben presto in grado di presentare i documenti richiestegli.

Sindaco, non stia a pensare che i comitati siano frutto di qualche sporadico squilibrato gruppo politico.
Ma è la volontà popolare che si organizza là dove la politica ufficiale fallisce.


Costituente Ecologista
Antonino Spinnato

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