martedì 22 marzo 2011

LA GRANDE RISORSA DEL VOLONTARIATO

Un ponte verso il mondo della sofferenza

Lucio, toscano, ex dipendente Italsider (ora Ilva), è responsabile del centro di ascolto della Caritas diocesana di Taranto, città nella quale è rimasto dopo il collocamento in pensione. Inutile dire che si tratta di un volontario. È uno dei tanti. Anche nella nostra città, provenienti da mille percorsi diversi, ragazzi e meno giovani dedicano parte del loro tempo, all’interno delle parrocchie, ad attività benefiche. È voglia di volontariato, dunque, un esercito al servizio dei bisognosi, per ogni evenienza. In particolare, in ambito cattolico i numeri sono imponenti: oltre 200.000 volontari, 70.000 religiosi, 9.000 obiettori di coscienza nei quasi 11.000 servizi socio-assistenziali; la metà di questo patrimonio umano proviene dalle parrocchie, mentre in 60.000 arrivano dalle associazioni cattoliche. Questi dati, in costante crescita, dimostrano che senza tutto quel tessuto fatto di disponibilità, di altruismo, di solidarietà vera, crollerebbe l’assistenza. Basti considerare che il 40% del personale delle case per anziani è volontario, così come il 70% del personale delle comunità terapeutiche, comunità alloggio per minori e disabili, l'80% del personale dei servizi di pronto intervento e di prima accoglienza, il 90% di chi opera nelle carceri e nell'assistenza domiciliare, il 93% nei centri di ascolto, di distribuzione e negli ambulatori. E poi quasi la metà (47,3%) dei servizi socio-assistenziali della Chiesa conta solo su personale volontario. Si tratta, in ogni caso, di volontari qualificati, pronti ad intervenire in base a specifiche competenze. Ma cosa spinge una persona a rinunciare alla passeggiata con gli amici, con la moglie, o anche alle ferie, per dedicarsi agli altri? Una risposta ci viene dai Vescovi italiani: “Se non si attuerà ciò che è in nostro potere per rimuovere l'attuale appiattimento sul presente, non sarà certo facile combattere gli esiti individualistici della cultura in cui viviamo” (CEI - Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000). Molto opportunamente, Benedetto XVI, nella Caritas in Veritate, osserva che “la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa, ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la Legge”. Cadute le ideologie, entrati in crisi i partiti–caserma, nei quali il singolo tendeva a riconoscersi in modo totalizzante, dove il pubblico, se non addirittura il privato, era tutt’uno con la sfera politica (in gioventù, dal mio docente, a scuola, ho sentito parlare di “valore pedagogico del partito”, e non ha importanza di quale partito si tratti), gli uomini e le donne sono restituiti a loro stessi, alla loro dimensione, alla loro capacità di impegnarsi in prima persona, anche al di fuori delle “sezioni”, oggi sempre più vuote.

Giacinto Zappacosta
pubblicato su Il Taglio



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