giovedì 1 dicembre 2011

EDUCARE ALLA VITA PER RIDARE SPERANZA

di Antonio Riboldi

da L’Eco di S. Gabriele, febbraio 2011

E’ da 33 anni che la chiesa celebra la Giornata della vita. È nata non solo come freno agli aborti o al guardare alla nascita di una famiglia come un “peso”, anche economico, che sottrae serenità all’esistenza, ma per promuovere il senso della vita. Un figlio, se ci si crede, non potrà mai essere un peso.
Noi che viviamo e sperimentiamo il dono ricevuto della vita possiamo tranquillamente confessare che è il dono più grande che papà e mamma potessero farci. Se non ci avessero generati non esisteremmo, ossia non sperimenteremmo le gioie e le speranze, e se volete, anche le sofferenze e le angosce che la vita inevitabilmente propone. Possiamo raccontare, se vogliamo le disavventure o le sofferenze, ma tutte queste, se meditiamo anche per un solo attimo sulla bellezza della vita, sono poca cosa. Non solo, ma ogni cosa che ci viene donata, prima ancora che un dono di papà e mamma, è il grande dono di Dio che ci ha davvero generati prima dei genitori e per una sola ragione: partecipare alla gioia della famiglia celeste in cielo, quando sarà ora, nella vita celeste.
Il giorno della nascita è stato, per ciascuno di noi, l’inizio dell’eternità. È dunque terribile anche solo pensare che tanti non nascono per l’eccessiva trepidazione dei genitori, o peggio ancora, la loro nascita è stroncata dall’aborto prima ancora del loro apparire tra di noi, come fosse un impiccio, un ingombro, un problema.
Quello che fa male è che oggi questa uccisione della vita viene concepita come una “cosa da nulla”, per non parlare poi di chi la giudica una conquista di civiltà. Una civiltà basata sul crimine, anche legalizzato, non è mai una civiltà. La civiltà è la salvaguardia dei diritti di ciascuno, a iniziare dai più deboli: e chi lo è più di un neonato? […]

(foto a cura di Cana Culex)

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