
Marx li definiva sotto-proletari, disperati senza alcuna missione storica, a differenza del proletariato, chiamato a redimere l’umanità. Sono i senza-tetto, quelli che in questi giorni muoiono anche nella civilissima città di Milano, la capitale morale, quelli che cadono come le mosche perfino a Pescara, a due passi da noi. Marxismo e marxisti permettendo, i barboni sono persone come noi, figli di Dio come tutti gli uomini, individui che interrogano le nostre coscienze. È un’indecenza che questo schifo di società nel quale viviamo non sia in grado di garantire a tutti un ricovero e un piatto di pasta al giorno, giusto il minimo per non morire di stenti. Una società distratta dai falsi miti, appagata nel celebrare l’ennesimo seno rifatto della cantante o dell’attrice di turno. No, non è un problema di colpe maschili o femminili, perché siamo tutti responsabili della scelleratezza più grave: aver consegnato alla fatuità della nostra storia anche questo Natale.
Mi chiedo cosa penserebbe o penserà oggi Marxs di questa umanità redenta dai proletari.
RispondiEliminaMi piace immaginare che se ci fosse ancora, oggi, avrebbe fatto volentieri il "barbone".
Ma no, caro amico, Marx investiva in borsa e perdeva tutti i suoi averi.
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