Prendersela con Stefàno, il
peggiore sindaco in assoluto, un inetto, è sbagliato. Taranto, oggi, scopre la
propria invincibile, ostinata inciviltà. Che, a me è chiaro da tempo, costituisce un
fatto antropologico preoccupante. Il tarantino è geneticamente così, è uno che,
intanto, sporca. Avete visto come si riduce, d’estate, la spiaggia di Saturo? E
quella libera di lido Gandoli? Gioielli della natura e della storia affidati a
dei maiali. Tali siamo e lo dico apertamente. Anzi, se non lo dice nessuno, lo
dico io: il popolo tarantino è quello immortalato nelle foto e nei video che,
in queste ore, hanno perlomeno il merito di raccontare una realtà
inconfutabile. Inconfutabile come la dimestichezza e la naturalezza con cui i
Tarantini stazionano tra le immondizie che durante la bella stagione fanno da
cornice al nostro mare, pure così bello. Mi chiedo che senso abbia tentare di
governare un popolo così. Da dove dovrebbe cominciare un sindaco? Bisognerebbe rieducare,
partendo dalle nuove generazioni, alle quali andrebbe spiegato che i semafori
si accendono di vari colori per dare indicazioni che vanno rispettate, che le
corsie riservate agli autobus non vanno utilizzate dai mezzi privati. Bisognerebbe
far capire, a tutti, come la storia di Taranto, storia gloriosa, e non mi
riferisco solo alla Magna Grecia, vada studiata, approfondita, visitata
attraverso le vestigia, l’immenso patrimonio culturale che i nostri padri,
senza nostro merito, ci hanno lasciato. Ce lo hanno lasciato perché lo
custodissimo, non perché trasformassimo in immondezzaio l’area delle colonne
doriche. Ecco: il futuro di Taranto, se c’è, è nel suo passato.
Giacinto Zappacosta
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