martedì 17 gennaio 2017

IL TEATRO DI SAMUEL BECKETT

Un fascino che non tramonta mai

Per chi ama il teatro è un punto di riferimento imprescindibile. Geniale, colto, Samuel Beckett, irlandese, viene di solito ascritto al teatro dell’assurdo, quella particolare forma d’arte che si allontana, avvertendole asfittiche, insufficienti ad esprime quell’inscindibile sintesi di forma e sostanza che l’autore intuisce, dalle tipologie, tanto per cominciare, di una ambientazione scontata. La catalogazione, comunque, del tutto secondaria secondo la lezione di Benedetto Croce, fa luogo alle sue opere, tutte godibili, ricche di umanità, popolate da personaggi strani ma così straordinariamente legati alla vita. Il premio Nobel, la cui valenza, oggi, per talune scelte non sempre condivisibili, sembra scadere di anno in anno, gli fu assegnato con pieno merito. Sentii per la prima volta quel nome, Beckett, quando la scuola invitò noi ragazzetti ginnasiali a seguire alcune rappresentazioni teatrali. La mattina, per una settimana intera, una volta tanto senza i vocabolari di greco e di latino, ci ritrovavamo in palestra, dove alcuni bravi attori si esibivano e ci spiegavano cosa fosse il teatro. All’epoca, ne è passato di tempo, l’autore irlandese, che campava ancora,visto che per un bel pezzo siamo stati contemporanei, ci fu presentato attraverso alcune scene, e non poteva essere diversamente, di “Aspettando Godot”, la sua opera più nota presso il grande pubblico. Ne parlammo a lungo tra di noi, a tratti disorientati, forse anche scandalizzati di fronte a quelle movenze e a quei dialoghi così diversi dalle commedie di Plauto e dalle tragedie di Eschilo. Con l’età, e approfondendo le letture e gli studi, siamo riusciti ad amare e ad abbracciare con un unico sguardo quello che ci ha tramandato l’antichità classica e quello che ci propongono gli autori a noi più vicini nel tempo. Sarebbe bello portare di nuovo Samuel Beckett tra di noi, qui a Vasto, applaudire i suoi personaggi così enigmatici, così assurdi. Eppure così simili a noi, noi che viviamo questo tempo.  

Giacinto Zappacosta 

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