venerdì 20 gennaio 2017

PUTIN E L'OCCIDENTE. CON QUALCHE RIFERIMENTO A ROUSSEAU


I Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino i riferimenti al cristianesimo che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partner dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana. Se la Russia è diventata una grande potenza, non è per uno zar, per una guerra o per un partito politico: il merito, semmai, è del cristianesimo”.
Vladimir Putin 

Cominciò Rousseau a profetizzare, sbagliando bersaglio, che la Russia non sarebbe mai diventata un grande Paese, anzi, così scrisse, "un paese civile". Il filosofo ginevrino, tanto caro ai progressisti, anche a coloro che non l'hanno letto e studiato, sbagliava spesso, d'altra parte, anche nelle abitudini sessuali e nel trattamento riservato ai figli. Ne ebbe cinque, tutti, appena nati, avviati al brefotrofio, salvo poi scrivere un libro di pedagogia. Da quale pulpito....
Stiamo proseguendo noi occidentali a non voler capire quello che sta accadendo in una Nazione a noi molto vicina per cultura e per tradizione. Putin non si vergogna di farsi il segno della Croce in pubblico. Noi sì. Da noi, Renzi, un inconcludente buono a nulla, non ha voluto la benedizione del Vescovo a margine di una inaugurazione. La differenza è tutta qui. E non si tratta di poca cosa.
A proposito di Rousseau, che non è amico mio: tra le tante sparate, disse che la Corsica avrebbe stupito l'Europa. Vi risulta? A me no. Mi risulta solo che fu avvicinato da un gruppo, molto ristretto, di nazionalisti corsi che gli chiese di stilare una costituzione per l'Isola. Tutto qui.



Giacinto Zappacosta

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